Corte di Cassazione 4938/2024. I rifiuti prodotti dall’agriturismo non sono analoghi a quelli prodotti dalle attività agricole.
La connessione e la complementarità dell’attività agrituristica rispetto a quella agricola non valgono ad escludere la tassazione in oggetto per la prima di tali attività.
La connessione e la complementarità dell’attività agrituristica rispetto a quella agricola non valgono ad escludere la tassazione in oggetto per la prima di tali attività.
Una recente sentenza della Corte di cassazione si rivela di particolare interesse in quanto relativa alla tassazione degli agriturismi ai fini della tassa rifiuti, un argomento che tiene banco da quando la riforma del testo unico ambientale ha portato ad escludere dal servizio pubblico di raccolta dei rifiuti urbani non solo le attività agricole in senso stretto ma anche le attività connesse. Tra queste di particolare interesse risultano essere gli agriturismi, in quanto la produzione di rifiuti è prevalentemente simile a quella di un comune ristorante.
Il ragionamento della Cassazione si è focalizzato sulla diversità che comunque è possibile ascrivere alla categoria dei rifiuti derivanti dall'agriturismo rispetto ai rifiuti dell'attività agricola in senso stretto. La Corte ha affermato cheVa, allora, condiviso quanto precisato dal giudice amministrativo secondo cui non possono considerarsi «[…] i rifiuti dell’attività agrituristica comunque rifiuti agricoli al pari di quelli da attività propriamente agricole (coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali) cui accedono in ragione della necessaria connessione», giacché «Producendo propri rifiuti di tipo urbano, anche le attività agrituristiche restano assoggettate alla TARI e sarebbe vano, quanto artificioso, assumerne l’esenzione perché non urbane» (cfr. C.d.S., Sez. V, 19 febbraio 2019, n.1162).
Le parole della Corte potrebbero aprire ad una soluzione rispetto alla particolare situazione normativa che è venuta a crearsi in ordine all'applicazione della tassa nei confronti degli agriturismi e che nemmeno la legge sulla concorrenza dello scorso anno è riuscita a risolvere.

