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Corte dei conti deliberazione 13/2024. Relazione sulla gestione finanziaria degli enti locali

Nella relazione depositata dalla Corte dei Conti, emergono dati di rilievo sulla gestione finanziaria dei comuni, che scontano le rigidità del tributo immobiliare (IMU) e portano a sperare solo sull’efficientamento della riscossione.

Nella relazione depositata dalla Corte dei Conti, emergono dati di rilievo sulla gestione finanziaria dei comuni, che scontano le rigidità del tributo immobiliare (IMU) e portano a sperare solo sull’efficientamento della riscossione.

PARTE II: Comuni Entrate 

Nel triennio 2021-2023, ormai definitivamente superata l’emergenza sanitaria, le finanze comunali hanno intrapreso un lento cammino di ripresa, che ha consentito di ridurre quell’azione di sostegno statale – confluita soprattutto nei trasferimenti del Titolo 2 – il cui ammontare è quasi ritornato ai livelli pre-pandemici. Le entrate connesse all’Imu – ossia il caposaldo su cui poggiano le entrate proprie comunali – nell’ultimo anno sono in lieve discesa su tutto il territorio nazionale. Nel triennio 2021-2023, si registra una divergenza tra l’andamento del gettito teorico e quello effettivamente incassato1 . Le somme effettivamente incassate dai Comuni sono state pari a circa 14,8 mld nel 2021, circa 15,05 mld nel 2022 e circa 14,3 mld nel 2023. La scarsa dinamica del tributo riflette la staticità delle rendite catastali, che costituiscono la base imponibile dell’Imu; inoltre, lo sforzo fiscale dei Comuni sembra aver quasi ovunque raggiunto il suo limite massimo. In questa situazione solo un efficientamento del processo delle riscossioni potrebbe assicurare un aumento effettivo (ossia in termini di cassa) delle entrate per tributi propri. Nel 2023 le entrate del Titolo 3 riportano un andamento dinamico in netta ripresa, a motivo del venir meno del periodo di lockdown e del ripristino delle attività e dei servizi alla collettività resi verso tariffa. Le entrate extratributarie hanno raggiunto livelli di accertamento superiori a quelli pre-pandemia, ma offrono un limitato sostegno ai bilanci comunali, sia per il loro più modesto importo sia per le difficoltà di riscossione.

Sul terreno tributario, una vivacità particolare è mostrata solo dall’imposta di soggiorno, più che raddoppiata fra 2021 e 2023

Al di là di una revisione organica delle imposte comunali – che per ora non sembra all’orizzonte – i primi due decreti attuativi della riforma (d.lgs. n. 219/2023 e n. 220/2023) avranno un impatto sugli enti locali, dal momento che tali atti modificano, in generale, lo Statuto del contribuente (legge 27 luglio 2000, n. 212) e il contenzioso tributario. In questo quadro, i Comuni saranno chiamati nel prossimo esercizio ad una verifica dei propri regolamenti, in specie per quanto riguarda le norme su contraddittorio, tutela dell’affidamento, ne bis in idem, proporzionalità e autotutela. Questi adempimenti dovrebbero essere attivati tempestivamente, onde evitare un rallentamento dell’attività accertativa e un appesantimento degli adempimenti a carico degli uffici tributari.

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