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ARERA relazione 304/2025/i/rif. Quinta relazione, AI sensi dell’articolo 5, comma 6, del decreto legislativo 23 dicembre 2022, n. 201, recante “riordino della disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica”

Con la presente quinta Relazione, l’Autorità intende fornire un quadro aggiornato, segnalando, sulla base dei dati e delle informazioni acquisiti dai soggetti competenti, il quadro d’insieme ed i profili di criticità territoriali.

Con la presente quinta Relazione, l’Autorità intende fornire un quadro aggiornato, segnalando, sulla base dei dati e delle informazioni acquisiti dai soggetti competenti, il quadro d’insieme ed i profili di criticità territoriali relativamente a:  i) la delimitazione degli ambiti territoriali ottimali (ATO); ii) la costituzione dei relativi Enti di Governo e l’effettiva operatività degli stessi; iii) l’adesione degli enti locali agli Enti di Governo dell’ambito; iv) gli affidamenti del servizio di gestione dei rifiuti urbani nel territorio di pertinenza.  

Nell’Appendice alla presente Relazione si riporta, altresì, un approfondimento (alla base delle conclusioni riportate nel Capitolo 6) per le realtà territoriali del Paese, evidenziando – in singole schede analitiche sugli assetti locali delle diverse regioni italiane – i principali elementi all’uopo rappresentati dai soggetti territorialmente competenti riguardo sia ai profili di costituzione e implementazione degli Enti di governo dell’ambito, sia agli elementi di contesto gestionale di riferimento del pertinente territorio.

Il percorso di riordino dell’organizzazione territoriale del settore - così come delineato dall’art. 3-bis del D.L. 138/2011 - risulta ancora lontano dal conseguire i necessari connotati di razionalizzazione dimensionale e di uniformità istituzionale, tanto che l’Autorità, alla luce dell’eterogeneità delle soluzioni di volta in volta rilevate, ha da tempo adottato la definizione di “Ente territorialmente competente” (ETC), inteso come “l’Ente di governo dell’ambito, laddove costituito ed operativo, o, in caso contrario, la Regione o la Provincia autonoma o altri enti competenti secondo la normativa vigente” (ricomprendendo quindi in tale definizione anche i Comuni). 

 Al riguardo, si segnala che, accanto a modelli di configurazione di EGATO dotati per intero delle competenze previste dalla normativa richiamata, istituiti a livello regionale o sub-regionale, si rilevano casi di frazionamento di tali competenze tra soggetti distinti, generando esigenze di coordinamento. 

 Tali evidenze consentono di identificare in particolare quattro differenti modelli di 18 governance: 

• modello integrato, rinvenibile nella Regione Veneto, dove si rileva l’esercizio unitario delle funzioni di EGATO a livello subregionale (tre dei quali costituiscono un unico bacino tariffario); 

• modelli di governance multilivello con coordinamento rafforzato, che caratterizzano le Regioni Valle D’Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Basilicata e Puglia, nei quali si rileva in capo agli EGATO, di dimensione regionale o subregionale, un ruolo attivo, pur con diversi gradi di efficacia nell’esercizio delle attività di governo del territorio, in presenza di una parcellizzazione dei bacini tariffari; a queste realtà regionali si ritiene di poter aggiungere il Piemonte, che si sta caratterizzando sotto il profilo operativo per l’efficacia nel coordinamento; 

• modelli di governance multilivello con coordinamento debole, rinvenibili nelle Province Autonome di Trento e Bolzano e nelle Regioni Liguria, Campania, Calabria e Sicilia, nei quali, pur rilevandosi casi in cui l’azione di governance è più efficace, gli EGATO, di dimensione regionale o subregionale, non appaiono, nel loro complesso, capaci di svolgere un adeguato ruolo di coordinamento, in presenza di una parcellizzazione dei bacini tariffari; 

• modello atomistico, proprio della Regione Lombardia, dove l’esercizio unitario delle funzioni è demandato ad un unico livello governance di dimensione comunale (che opera con riferimento a bacini tariffari di medesima dimensione);  

Al di fuori delle richiamate categorie vanno poi menzionate le Regioni Sardegna, Lazio e Molise, per le quali l’istituzione e implementazione di un modello di governance è ancora in fase di definizione, delineando, di conseguenza, un modello atomistico di esercizio delle funzioni a livello comunale, pur in assenza di uno specifico provvedimento normativo come nel caso della Lombardia.

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